Il tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi,

ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

ti auguro tempo perché te ne resti:

tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per guardare le stelle

e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare

nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

~Elli Michler~

Vi auguro di rimanere voi stessi sempre … amando voi stessi … è il miglior modo d’iniziare un nuovo Tempo …

Annunci

Sugar Skull VS Clown

La tradizione degli Sugar Skull è certamente legata al mondo dei morti, ma non in maniera negativa: infatti lo sugar skull nasce per celebrare El dia de los muertos, I messicani hanno una visone piuttosto ottimista della morte: si gioca con lei, ci si burla di lei, la si prende in giro.

.

.

.

I tatuaggi sugar skull o teschi messicani sono molto più di una moda, sono il segno di un legame profondo con qualcuno che portiamo nel cuore.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri

.

.

.

#totò |la preghiera del clown nel film “Il più comico spettacolo del mondo”|

The Eight …I realisti newyorkesi.

Nel 1908 si apre a New York presso la Macbeth Gallery una mostra di dipinti di otto pittori, un gruppo di amici diversi nello stile e nel linguaggio pittorico, ma accumunati dagli stessi ideali, obiettivi e dalle stesse intenzioni, rendere una visione reale della città in cui  vivono.

Quella del  1908 è l’unica mostra collettiva di questo gruppo di artisti:

John Sloan, William Glaclens, Ernest Lawson, Maurice Prendergast, George Luks, Everett Shinn, Arthur Davis – che si è riunito intorno a Robert Henri e che è stato definito dalla critica The Eight , The New York Realists o, in senso dispregiativo , The Ash Can School, Black Gang, Apostles of Ugly.

Le opere di questi artisti, che raffigurano le caotiche strade di New York coperte dalla neve, lo sbuffare delle locomotive, gli angoli più sommossi e squallidi, grigi sobborghi, la violenza degli incontri di boxe, la vita quotidiana della popolazione multietnica urbana, sono immagini vivaci ed immediate, descrizione vera della scena americana.

Snow in New York Robert Henri

Everett Shinn (American 1876–1953) [Modernism, Realism, Ashcan School] Fire on 24th Street, New York City, 1907.

George Bellows “Incontro da Sharkey” 1909, Cleveland Museum of Art

La rivolta degli Otto contro l’accademismo, la volontà di affermazione del presente come soggetto pittorico, l’esigenza di una rappresentazione fedele e oggettiva, libera da convenzioni e precetti, il desiderio di raffigurare il quotidiano in modo sincero, senza esprimere giudizi morali o sociali, la ricerca di uno stile autenticamente americano, rappresenta una svolta significativa nel panorama della pittura d’inizio secolo.

La parola ”sincerità” diviene per questi realisti newyorkesi uno slogan, uno strumento formidabile per liberare la pittura da tutto ciò che è convenzionale e artificio, dai preconcetti estetici e dalle formule tradizionali.

Le rappresentazioni della vita quotidiana contemporanea di Henri, Luks,  Slon e degli altri, sebbene non contengono delle vere e proprie affermazioni di principi sociali, sono immagini immediate e concrete, spontanee e semplici, del tutto prive di qualsiasi desiderio di pittoresco o di idealizzazione accademica.

Questi artisti rifiutano i temi proposti dai pittori più alla moda del periodo e scendono per le strade a dipingere la vita di tutti i giorni : l’arte per i realisti newyorkesi è la rappresentazione fedele e oggettiva del mondo reale, la celebrazione della vita degli americani.

Dall’osservazione attenta e partecipe della vita quotidiana nelle caotiche strade di New York scaturisce un sincero e autentico sentimento d’identità nazionale, una partecipazione viva al lavoro dell’uomo nell’ambito urbano.

All’inizio del 900 le opportunità di esporre, per gli artisti americani, sono controllate da due istituzioni, la Society of American Artist e a la National Academy of design, entrambe con sede a New York, che organizzano esposizioni annuali sui modelli dei saloni parigini.

Tale mostre accettano solo pittori accademici, gli artisti realisti non hanno alcuna possibilità di vedere esposte le loro opere, troppo diversi sia per i loro soggetti che per il loro linguaggio pittorico adottato.

La mostra della Macbeth Gallery e la celebre ”Exhibition of Independent Artists”

–  la prima mostra indipendente d’arte senza giuria, voluta ed ottenuta da Robert Henri nel 1910, in cui prendono parte gli artisti realisti del suo gruppo. –

Le due mostre sono per questi giovani artisti americani, la prima occasione di mostrare alla critica e al pubblico le loro opere che celebrano la vitalità, il rumore, il movimento della città che cresce e il potere della modernità, all’inizio del secolo, per la prima volta, la città diviene soggetto  di un’opera d’arte.

In questi stessi anni, celebri fotografi, come Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Alvin Langdon Coburn, Karl Strass, puntano il loro obiettivo su New York creando un’immagine della città affascinante, di grande impatto visivo.

Queste immagini in bianco nero, che ritraggono i nuovi e veloci mezzi di trasporto di massa, l’arditezza dei ponti, le luci della città, l’incredibile altezza dei primi grattacieli, le macchine che sfrecciano sulle strade, stuoli di operai intenti a costruire edifici e tunnel, hanno sicuramente contribuito ad attirare l’attenzione delle nuove generazioni di artisti sui soggetti urbani, sulla vita quotidiana in una metropoli pulsante e frenetica, in continua espansione.

New York, la città che meglio di qualunque altra rappresenta la nuova America, tra la fine dell’ 800 e  l’inizio del 900, subisce radici cambiamenti urbanistici e architettonici, assumendo quella dimensione verticale che ancora oggi caratterizza il suo profilo.

In questo periodo la popolazione di New York, che per due terzi è nata all’estero, subisce un enorme incremento attraverso il fenomeno dell’immigrazione, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX entrano negli Stati Uniti 24 milioni d’immigrati, attratti dalle opportunità della grande metropoli.

Robert Henri e gli altri ”apostoli del brutto” per la prima volta esplorano le opportunità espressive insite nella celebrazione della vita di tutti i giorni, nella rappresentazione dell’ordinario, nell’autenticità dell’esperienza.

Il Novecento si apre quindi con la rivolta contro le tradizioni pittoriche dell’arte europea e contro le rigide norme delle accademie, per la libertà d’espressione e per affermazione di un’autentica arte americana.

Il nuovo realismo umano prende le mosse, alla fine dell’ 800, dell’impegno di un artista, Robert Henri e da un luogo Filadelfia.

Robert Henri, che ha dedicato la sua vita all’insegnamento, della pittura nelle più celebri scuole d’arte degli Stati Uniti, è stato l’ispiratore e il leader del gruppo dei realisti newyorkesi .

Il suo impegno costante a favore della libertà d’espressione, il suo desiderio di comunicare l’importanza dell’autenticità dell’ espressione soggettiva di fronte all’ accademismo, il suo genuino interesse per i fatti della vita sono uno stimolo importante per gli artisti che seguono il suo studio in Walnut Street  Filadelfia.

John Sloan, William Glackens, Everett Shinn e George Looks sono illustratori – reporter , abili nel fermare in pochi tratti l’essenza di un avvenimento, di una situazione – i quotidiani di allora come il ”Philadelphia Press” dove i quattro artisti lavorano, utilizzano schizzi e disegni per rappresentare i fatti di cronaca e gli avvenimenti citati negli articoli – e dopo aver iniziato a frequentare il Charcoal Club, iniziano a riunirsi, nel 1894, nello studio di Henri.

Attraverso questi incontri i quattro artisti-reporter hanno l’occasione di conoscere la pittura contemporanea europea, – Henri era appena tornato da un soggiorno a Parigi durato quattro anni – e decidono di intraprendere la carriera di pittori.

Nel 1900 il gruppo si sposta a New York : qui altri pittori condividono l’interesse di Henri per ” lo spirito della gente dell’oggi ” e per la caotica e vivace energia della città; di nuovo lo studio di Henry a New York diventa luogo d’incontro.

Paradossalmente, sebbene Henri e gli altri artisti del gruppo degli Otto siano realisti e fautori della ”scena americana”, il loro spirito di libertà e il loro desiderio di autonomia artistica hanno favorito l’affermarsi delle correnti moderniste dell’arte statunitense, dopo la celebre ” Armory Show ”, mostra tenutesi a New York nel 1913, che ha fatto conoscere al pubblico, agli artisti, ai critici, e ai collezionisti americani l’arte delle avanguardie europee.

Lo stesso Arthur B. Davis, uno degli Otto, è il presidente della Association of American Painters and Sculptors,  il gruppo di artisti che organizza la mostra del 1913.

Henri, sebbene abbia lottato per la libertà espressiva e abbia insegnato ai suoi numerosi allievi, tra i quali George Bellows e Guy Pène du Bois, l’importanza dell’autonomia pittorica rispetto a ogni preconcetto, si trova dopo la ” Armony Show ” in una posizione di grave disagio di fronte alla opere delle avanguardie europee.

Se  la ” Armony Show ” apre la strada al Modernismo in America, l’approccio realista degli Otto, il loro desiderio di celebrare il carattere della nazione, rappresenta la tradizione della quale prenderà le mosse, negli anni venti e trenta, la grande stagione del realismo americano, il movimento artistico denominato American Scene.

‘’Se vuoi sapere come fare una cosa, dovrai prima avere il desiderio assoluto di farla. Poi ti avvicinerai agli spiriti affini e studierai i loro modi e i loro mezzi, imparando dai loro successi e dai loro fallimenti, e aggiungerai la tua parte. Con questa conoscenza tecnica potrai andare avanti, esprimendo, attraverso il gioco delle forme, la musica che è in te e che è in te solo.’’

„Prendi parte alla vita e disegna o dipingi ciò a cui partecipi.“

_Robert Henri_

SUD ↘️

La gente del Sud ha :

Il sole

L’anima

La riconoscenza

La forza …

Mai mettersi contro la gente del Sud

Le pensano deboli,

Corrotte,

Povere!

La gente del Sud è abituata a :

Soffrire,

Combattere,

Vincere.

Si perde in partenza contro di loro,

non per malavita,

se vogliono ti donano…

Se vogliono ti tolgono tutto,

Per rispetto !!!

Chi entra in contrasto con la gente del Sud

è destinato/a a perdere !!!

Il sole

Il mare

Il carattere

Il rispetto

L’intuito …

Noi Gente del Sud.

Prospettive

Dipingere è uscire da se stessi,

dimenticare se stessi,

preferire l’anonimato a ogni cosa e rischiare

talvolta di non essere in accordo con

il proprio secolo e con i

contemporanei.

____________>Balthus<

Bisogna resistere alle mode, rispettare a ogni costo ciò che si crede valido per sé, e persino coltivare quello che ho sempre definito, come i dandy del XIX secolo,

”Il gusto aristocratico di non piacere”

#Pillole Lo scandalo del “New Look” Christian Dior

 

#Pillole fa una sosta in Francia, doverosa per raccontare una breve #pillola su uno dei più celebri creatori  francesi , a ridosso di un breve viaggio artistico  nella mostra  a lui dedicata nell’arco dell’estate 2017, “Christian Dior, Couturier du rêve”.

 

 

Il 12 febbraio 1947 un Christian Dior già ultraquarantenne presenta la sua prima collezione firmata: una serie di abiti dalla linea a corolla che lo lanciano nel firmamento delle stelle dell’haute couture nel giro di un solo giorno.

Con quelle gonne amplificate da sottogonne in tulle e quei giacchini-corpetto che strizzano e sottolineano il giro vita minuscolo, la femminilità – a lungo mortificata dalle privazioni della guerra –  torna a esplodere al pari di un germoglio sul punto di sbocciare.

 

 

Carmel Snow, allora direttrice artistica di “Harper’s Bazaar”, ribattezza il nuovo stile “New Look”. E’ un terremoto, non solo per la storia della moda, bensì per quella stessa del costume. In un periodo di austerità ancora gravato di restrizioni, Dior fa gridare allo scandalo: le sue gonne fruscianti necessitano di quindici metri di tessuto e gli abiti da sera di ben venticinque.

E’ un vero e proprio schiaffo alla miseria. Un vero e proprio schiaffo al passato. “Le donne, con il loro istinto sicuro, hanno capito che il mio obiettivo era di renderle non solo più belle, ma più felici”, dirà più tardi il couturier.

 

 

Le donne più in voga del mondo, adottano con entusiasmo quel nuovo stile, intriso di grazia, opulenza e voluttà che, nelle parole del suo creatore, segna il

ritorno all’arte del piacere” .

 

 

Uno stile che, esaltando senza mezze misure l’eterno femminino, si muove in una direzione diametralmente opposta a quella di Coco Chanel, la quale – lapidaria e terribile- accusa Dior di vestire le donne come poltrone, (mi dissocio da tale citazione ).

 

 

Fin dal suo primo apparire, la geniale, rivoluzione figura di Christian Dior conquista il gotha del jet-set internazionale, della duchessa di Windsor a Gloria Guiness, da Malene Dietrich a Pamela Churchill, fino a Julienne Gréco.

 

 

Se per gli abiti da sera lo stile romantico e fiabesco di Dior, infarcito di vaporose nubi di tulle e organza, pesca a piene mani da un passato storico letterario, per le toilette da giorno è molto meno reazionario,

 

 

rispetto a quanto lo si accusi e presta alla donna tessuti tradizionalmente maschili, come il principe di Galles e il pied-de-poule e perfeziona quel tubino di lana nero che diventerà un classico nel guardaroba femminile di mezzo mondo.

 

 

Dopo aver spinto la donna fiore fino al parossismo, anticipa il cambiamento dei costumi con una moda lineare ed essenziale, che permette a chi l’indossa “di avere l’eleganza appropriata dal mattino alla sera senza rientrare a cambiarsi”.

 

 

E’ instancabile, infaticabile nell’elaborazione di linee sempre nuove (la Obligua nel 1950, l’Ovale nel 1951 e poi nominate come le lettere dell’alfabeto: H nel 1954, A e Y nel 1955):   ” L’uniformità è la madre della noia ” .

 

 

Analogicamente a Balenciaga, i denominatori comuni del suo stile sono la silhouette e il volume: ” Il colore non può trasformare il difetto di un abito in un successo (…) gioca un ruolo fondamentale solo quando il taglio è il protagonista. 

Depositario di un sapere sartoriale, fatto di inafferrabile accorgimenti tecnici capaci di rendere indeformabile il taglio, afferma che avrebbe potuto realizzare tutte le sue collezioni in bianco e nero senza mai ripetersi.

 

 

Affida la seduzione femminile anche a insostituibili tocchi di glamour, dalle scarpe coi tacchi a spillo agli accessori scelti con cura quasi maniacale: cappelli, guanti, borse, e bijoux.

 

 

Il rivoluzionario Couturier dalla C maiuscola muore precocemente per un attacco cardiaco mentre è in soggiorno a Montecatini Terme.

Dopo la scomparsa del suo fondatore , la maison prosegue l’attività conservando intatta la propria leggenda, grazie a direttori artistici che hanno saputo conservare lo spirito, aggiornandolo con iniezioni di modernità. Il primo è Yves Saint-Laurent, aiutante ed erede naturale del maestro. Gli succede Marc Bohan, alla guida dell’ atelier per trent’anni, seguito da Gianfranco Ferré e il rivoluzionario spirito eccentrico di  John Galliano.

 

 

DENTRO IL CAPOLAVORO

 

CHRISTIAN DIOR 

TAILLEUR BAR

__________________________________________________________________________________________

_________________________________________________________________________________________

Bar, l’abito forse più fotografato, riprodotto e documentato nella storia della moda e del costume, è l’emblema del new look, lo stile lanciato da Christian Dior nel vagheggiamento di dare vita alla donna fiore:

” spalle dolci, busti in sboccio, taglie fini come liane e gonne larghe come corolle “.

____________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________

Con le sue studiatissime volumetrie, con le proporzioni di natura quasi architettoniche, il nuovo stile celebra i punti di forza dell’eterno femminino:

le caviglie,  i fianchi e il seno.

____________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________

Quella di Dior è una proposta ispirata al gusto fin de siècle, con richiami alla moda settecentesca, dalla quale il couturier riprende l’idea di modellare il corpo della  donna  secondo una silhouette a “S” ricorrendo all’ausilio di un accessorio dimenticato il corsetto.

____________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________

Abbandonate le spalle squadrate del periodo bellico; la silhouette si illanguidisce riappropriandosi delle forme del corpo; il taglio sartoriale permette al modello di creare un effetto di aderenza nella parte superiore e di esuberante volume in quella inferiore.

____________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________

la piccola giacca in shantung color crema, con il collo a revers e le baschine arrotondate che si appoggiano ad anfora sui fianchi, è di un’esiguità quasi asfittica per assottigliare il giro vita fino a strizzarlo ed enfatizzare le curve in maniera esplosiva.

____________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________

L’ampia gonna di lana nera a pieghe sagomate si allunga fino a coprire il ginocchio e guadagna in ampiezza,(Dior teorizza che l’orlo non deve oltrepassare i 40cm da terra) in virtù dell’utilizzo di sottogonne rigide in leggerissimo voile.

____________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________

 

L’UNIFORMITA’ E’ LA MADRE DELLA NOIA…..

CHRISTIAN DIOR