JACKSON POLLOCK     la danza nella pittura.

Tipico artista considerato  come il classico pittore astratto, freddo e inespressivo,  chi non conosce senza documentarsi, giudica in maniera errata colui che influenzerà l’arte con…

Sorgente: JACKSON POLLOCK     la danza nella pittura.

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JACKSON POLLOCK     la danza nella pittura.


Tipico artista considerato  come il classico pittore astratto, freddo e inespressivo, 

chi non conosce senza documentarsi, giudica in maniera errata colui che influenzerà l’arte contemporanea nella maniera più assoluta.

Profili 

Ultimo di cinque fratelli, Pollock (nato nel 1912) trascorre la sua infanzia in Arizona California, sedotto fin da piccolo dall’infinità degli spazi della natura americana e dall’arte degli indiani d’America: la cultura popolare delle tribù indiane rimarrà un riferimento importante nella sua ricerca artistica.

Nel 1925 si iscrive alla Manual Arts High School di Los Angeles, che frequenta fino al 1930, quando si trasferisce a New York. Qui segue per l’Art Students League i corsi di Thomas Hart Benton, esponente di rilievo del Ragionalismo americano, il quale diventa presto il suo principale referente, non solo per i preziosi insegnamenti, ma anche per l’amicizia profonda la protezione quasi paterna. 

Nei primi anni 30 Pollock conosce e apprezza la pittura messicana, sempre a New York, nel 1936, lavora nel laboratorio di David Alfaro Siqueiros. Dal 1938 fino al 1942 Pollock lavora con scarso successo per il Federal Arts Project: i suoi soggetti sono troppo privati e il senso delle dimensioni non è conforme alla necessità decorative degli edifici pubblici.

La prima importante occasione pubblica risale al 1939-l’esposizione organizzata da John Graham alla Mc Gallery di New York- ma solo a partire dal 1943, quando espone la sua prima personale presso la galleria di Peggy Guggenheim Art of This Century, incontra l’apprezzamento della critica. 


Entrando nel suo circolo firma un contratto con la grande collezionista e mecenate, che lo vincola per cinque anni. Nel 1946, con la pittrice Lee Krasner sposata nel 1945 si trasferisce a Springs, East Hampoton, Long Islands.

Qui inizia a lavorare la tecnica del dripping: sulla tela distesa sul  pavimento,in una sorta di danza rituale, il pittore fa sgocciolare il colore fino a coprire, attraverso successive colature, l’intera superficie. 

Nell’ultimo decennio Pollock lavora con violenta e frenetica intensità: alla grande personale del 1948, presso la galleria Art ofThis Century di New York, a cui seguono l’esposizioni alla biennale di Venezia del 1950, con De Kooning e Gorky, allo studio Paul Facchetti di Parigi nel 1952, alla Kunsthaus di Zurigo del 1953. 

Consumato dall’alcol e dal parossismo creativo, Pollock ormai vive in una sorta di decadimento fisico e morale fino alla morte, che avviene in un incidente automobilistico a Springs l’11 Agosto 1956 a 44 anni. 

L’universo di Jackson Pollock 


Jackson Pollock è il naturale candidato alla figura del pittore americano, ciò che di grezzo vi è nelle sue opere, l’intensità e la passione che lo distinguono, sono le qualità identificate ormai come caratteristiche dell’Arte americana, il successo di Gorky e di de Kooning consiste nell’essere giunti a liberare un’energia nascosta, quello di Pollock nell’avere conquistato un ordine trascendente nel caos primitivo. Uno degli aspetti più importanti nell’arte di Pollock è l’esaltazione della libertà dell’artista e dell’uomo, l’idea, di matrice romantica, che l’arte sia il luogo dove la realtà, l’esperienza della vita dell’artista si manifestano. 

Jackson Pollock rappresenta un mito per la sua generazione, con i suoi tempestosi dipinti, profondamente emotivi, eseguiti tra il 1947 e il 1950 con la tecnica del dripping- ovvero dello sgocciolamento  del colore direttamente sulla tela- ha cambiato il corso della storia dell’arte americana, si imposta a livello internazionale, influenzando in modo determinante la pittura contemporane.

La scoperta di Picasso e del Surrealismo  in occasione della grande mostra di New York nel 1936, permetta a Pollock di ampliare l’orizzonte dei suoi riferimenti artistici, approfondendo la conoscenza dell’arte moderna europea e operando quel processo di assimilazione che alla base del suo personale linguaggio espressivo.

La pittura di Mirò e le contemporanee ricerche di Gorky e  di de Kooning  contribuiscono ad accrescere il suo interesse per l’automatismo, per il gesto e per il segno, per la sua elaborazione nello spazio della tela, espressione immediata e diretta della propria interiorità. 

Gorky de   Kooning
Gorky de Kooning

Dal 1939 al 1943, Pollock si sottopone, alla terapia analitica junghiana, per un esaurimento nervoso e per il problema dell’alcolismo.

 Questo percorso lo conduce ad approfondire la conoscenza delle teorie di Carl Gustave Jung, in particolar modo le riflessioni intorno al concetto di archetipo, ovvero quei modelli inconsci presenti nella psiche dell’uomo che non si sviluppano individualmente ma sono sedimentati in un inconscio collettivo, presenti in tutti i popoli, senza alcuna distinzione di luogo e di tempo,forme primarie e ereditate che lasciano le loro tracce nei miti, nelle favole, nei sogni, una sorta di memoria dell’umanità che per Jung sono la chiave d’accesso dell’inconscio. Alla fascinazione per le teorie junghiane, alla riflessione attorno alle possibilità espressive offerte dall’automatismo surrealista, all’interesse per la mitologia greca, specialmente per il mito del Minotauro, l’essere metà uomo e metà toro, simbolo dell’irrazionale, si aggiungono l’attenzione per l’iconografia mitica dei moralisti messicani e quella per la mitologia degli indiani d’America, per i totem, per i racconti popolari di animali. 

Pollock apprezza molto l’arte nativa americana, in particolare la pittura di sabbia (Sand painting) dei Navajo affermando: ” Gli indiani dimostrano di essere Pittori veri, perché sanno come e cosa raffigurare, colgono il motivo portante della pittura. Usano il colore in modo sostanzialmente occidentale e la loro idea dell’arte è universale, come ogni vera arte deve essere”.

Tale influenze si ritrovano in opere come SENZA TITOLO e NASCITA determinate da una vigorosa arte primitiva è da colori decisamente accesi 

senza titolo
nascita
All’inizio degli anni 40 si dedica al soggetto della donna-luna, realizzando diversi dipinti e disegni, tra i quali la donna-luna taglia il cerchio, che appaiono ispirati a Miro’ e Picasso, in particolar modo all’opera Ragazza davanti a uno specchio del 1932

la donna luna taglia il cerchio
I dipinti, che  rivelano un gusto per i colori vividi e materici, oltre ad alludere probabilmente alla poesia di Baudelaire Favori della luna, si rifanno alla teoria junghiana  per la quale la luna rappresenta il simbolo femminile, la personificazione dell’inconscio,dell’intuizione, della soggettività, delle emozioni. 

L’energia alla furia creativa con la quale Pollock dipinge questi quadri, quasi dei pittogrammi evocatori di forze naturali, è un segno caratteristico del suo stile personale, sempre più orientato verso l’espressione di un’unità organica costituita dalla pittura, dall’artista e dallo spazio. 

Nel 1941 avviene l’incontro di Pollock con la pittrice Lee Krasner (futura sua moglie),una figura molto importante nella sua vita, è lei a intrdurlo negli ambienti più interessanti di New York e a presentargli i personaggi di rilievo. 

Il vero successo di Pollock deriva dal fatto che riesce ad affrontare la pittura senza vincoli delle altre discipline trasformandola in un mezzo di auto espressione. 

Nel 1943 l’artista espone la sua prima personale presso la galleria Art of This Century di Peggy Guggenheim, la mecenate gli propone un contratto che lo lega per 5 anni, ma permette all’artista di dedicarsi completamente alla pittura. 

Prima commissione della collezionista per Pollock è la realizzazione dell’enorme e apocalittico  dipinto Mural (realizzato nella casa privata della stessa) , che allude al caos primordiale, alla potenza espressiva dell’arte primitiva, all’arte degli indiani d’America, e che si configura come un gigantesco profilo lineare nel quali segni si ripetono con ritmica alternanza, secondo un andamento che ricorda la scrittura cufica. 


Nel 1947 Pollock abbandona la pittura su cavalletto per iniziare a lavorare distendendo le tele sul pavimento e sgocciolando il colore, solitamente vernici industriali, direttamente sul supporto. 

Quello ottenuto con il dripping è uno spazio fortemente omogeneo, privo di confini e gerarchie, che lascia la più ampia libertà al succedersi degli eventi pittorici sulle superfici della tela.

In queste opere Pollock attua la sua ambizione estetica: la sintesi metafisica tra gli opposti, tra l’ordine e il caos e tra la ragione e il sentimento. 

L’azione sulla tela diventa la rappresentazione stessa, un rito teso al recupero del significato primario dell’esistenza. Il risultato non è più la forma, ma un caotico intreccio di segni colorati, metafora della condizione umana di quegli anni.

L’arte di Pollock nella fase della sua maturità artistica, non è mai casuale, nessuno lavora più duramente di lui per imparare norme e convenzioni per acquisire la competenza tecnica necessaria per applicarle .



 Significativa è per lui la conoscenza della morfologia linguistica dell’arte giapponese e della calligrafia influenzandolo nel futuro. 

Pollock è l’artista per antonomasia  dell’Action Painting

Si applica generalmente a vaste superfici e comporta una partecipazione fisica dell’artista,che si muove in continuazione in modo rapido, non solo con la mano e il braccio, ma con tutto il corpo. 

Il pittore “entra” nella tela, anche camminando su di essa dipinge come in trance per raggiungere l’automatismo puro.



Pollock porta alla pittura contemporanea un contributo essenziale: non solo ne arricchisce il vocabolario, ma ne muta anche il linguaggio fondamentale. La sua vorticosa vita,purtroppo breve, è interamente dedicata alla ricerca di una verità del tutto svincolata dai  miti delle civiltà americane. Contrariamente ad altri artisti Pollock,non si rivolge all’Europa,ma accetta la sfida è il rischio dell’isolamento. 

Il suo linguaggio ricco,malleabile, aperto, vitale e intenso,ha un’influenza enorme a livello internazionale, indicando la strada verso un’arte d’azione, il soggettivismo e l’affermazione della propria esperienza individuale, del proprio io più intimo. 

“SUL PAVIMENTO MI SENTO PIÙ A MIO AGIO, MI SENTO PIÙ VICINO, PIÙ UNA PARTE DEL QUADRO PERCHÉ POSSO CAMMINARCI INTORNO, LAVORARCI DAI QUATTRO LATI, ESSERCI LETTERALMENTE DENTRO … IL METODO DI DIPINGERE È IL NATURALE MANIFESTARSI DI UNA NECESSITÀ. IO VOGLIO ESPRIMERMI, PIÙ CHE ILLUSTRARE I MIEI SENTIMENTI”.